giovedì 14 luglio 2011

Il Bracco Italiano “l’è un om”

Si dice del B.Italiano “l’è un om” frase coniata alla nascita della cinofilia, definizione unanimemente accettata da tutto il mondo cinovenatorio, il gergo è lombardo dialettale, ma solo perché la pianura padano-lombarda è stata la culla della sua rinascita dal dopo guerra in poi. Quell’espressione non è riferita solo al suo sguardo così umano, appunto, anche se quegli occhi così espressivi sono inseriti in una testa, forse tra le più belle fra quelle delle razze da ferma, quella definizione illustra in modo realistico anche alcuni aspetti del suo carattere, è risaputa la sua capacità di riflettere sulle situazioni vissute e di poterle elaborare, anche per questo motivo l’addestramento basato solo sulle punizioni è mal tollerato dal nostro italico Bracco, i nostri insegnamenti devono invece servire a fargli capire nel modo più logico possibile, con modi persuasivi, la ripetitività degli esercizi e tanta…..pazienza, quello che noi vogliamo da lui, lasciandogli però molto “spazio”, in modo che il n/s possa esprimersi in libertà, con fantasia. Quando è messo nella condizione giusta e se gli si è concesso di fare le giuste esperienze, sovente quella sua mente è in grado di risolvere intricate situazioni venatorie e quesiti olfattivi tra i più difficili, usando tutto lo stile che possiede; la fantasia è una delle sue belle qualità, talvolta quando le condizioni ambientali e di vento lo permettono, inventa qualche “numero” modulando il trotto secondo le situazioni, alzando il collo e la testa a volte a dismisura, come un periscopio per percepire anche la più piccola particella olfattiva, nel modo più spettacolare possibile per poi aver ragione del selvatico andandolo a fermare nella maniera più classica.

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E’ oggi il cane ideale per chi vuol fare cinofilia, è una razza in continua evoluzione. Ci sono stati in un recente passato ampi margini di crescita che il n/s Bracco attualmente ha colmato ha così conquistato una posizione più consona fra le razze da ferma e perciò oggi è più sano più tonico, la cute meno grassa e spessa, è diventato più autonomo nella cerca e con movimento mediamente più nevrite, il trotto dei Bracchi odierni, frutto di continua e attenta selezione è oggi più redditizio, quando è appropriato ed è espresso alla massima andatura risulta spettacolare a dir poco, i rallentamenti, gli accertamenti sul filo del vento in presenza di emanazioni da cardiopalma. E’ più generico, molti soggetti si distinguono in prove di montagna, in batteria con gli esteri, ma anche in prove specialistiche, a beccaccini per esempio, vincendo tutto quello che c’è da vincere, sul terreno e dentro ai rings, e già! Perchè nella nostra razza non ci sono correnti da lavoro disgiunte da quelle da expò. Normalmente i Bracchi più bravi sono anche i più tipici, se convenientemente usati in riproduzione, trasmettono le doti sia morali sia morfologiche. Oggi la razza sta vivendo un periodo di discreto benessere, di rafforzamento delle posizioni acquisite in tutti questi anni di lavoro mirato e proficuo da parte degli allevatori e della dirigenza S.A.B.I. il numero delle nascite è in lento progresso, in controtendenza se paragonato con le altre razze da caccia e da ferma in particolare. I soggetti che si qualificano nelle prove sono numericamente aumentati e la loro qualità è decisamente superiore rispetto al passato. La dice lunga la vittoria di quest’anno della Coppa Italia per le razze da ferma continentali, la squadra dei Bracchi Italiani ha sbaragliato il campo; dev’essere stato difficile e imbarazzante da parte della società specializzata il comporre la compagine, la scelta è certamente stata difficoltosa, scegliere solo cinque soggetti fra i numerosi presenti alle selezioni tutti notevolmente stilisti, volitivi e realizzatori, ma il risultato parla chiaro!

Sarebbe un utopia immaginare il Bracco Italiano se non la razza preferita, ma almeno tra le più amate da chi fa cinofilia e va a caccia con lo stesso cane? Purtroppo la n/s razza italica non ha mai incontrato grandi favori negli ambienti cinovenatori, forse a causa di antichi retaggi, o dei “si dice”, le dicerie spesso bugiarde provengono quasi sempre da chi non conosce a fondo la razza e certamente non l’ha mai posseduta. Ma in fondo che cosa può aver di buono un cane da caccia, funzionale si, ma grosso, magari un po’ ingombrante, giocherellone fino all’indisponenza, esageratamente affettuoso fino all’appiccicaticcio, innamorato del padrone fino alla noia, dovrà pur avere qualche buona qualità se no perché apprezzarlo?! Forse solo perché è un Italiano e come tutti i buoni figli della nostra terra è fantasioso, cervellone, adattabile, lavoratore e…….eternamente innamorato, capace di profondi sentimenti verso di voi signore e padrone. E’ forse una delle poche cose che ancora incarna l’italianità quella vera quella che forse stiamo a mano a mano perdendo, fatta di cose buone, semplici, antiche e vere, Lui il Bracco fa parte delle nostre radici.

Articolo inviato dal Sig. Perani G.Carlo

A cura di Giulia Brancaleone e dello staff.

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